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Ciò che da secoli affascina intere generazioni è l’Universo. Quante volte abbiamo ammirato su riviste, giornali, tv, siti web immagini spettacolari di oggetti del cielo che lasciano tutti a bocca aperta?
Il lavoro che c’è nel produrre questi gioielli della fotografia astronomica, è di elevata complessità e richiede software e conoscenze di diverso tipo.
Nel settore della fotografia astronomica oggi, i punti cardine per una buona riuscita sono il telescopio e la camera CCD/Reflex che determinano essenzialmente la qualità sia delle immagini grezze (prima dell’elaborazione), sia del risultato finale (dopo l’elaborazione).
Dunque, prima di imbatterci nel complesso mondo dell’elaborazione fotografica è doveroso conoscere le principali caratteristiche degli strumenti da utilizzare.

  • Il telescopio: Tutto dipende dalle vostre esigenze, da quanto si è intenzionati a spendere e da cosa si vuole fare precisamente. In media per ottenere risultati discreti in ambito fotografico, l’ottica da scegliere è sicuramente la parte essenziale e scrupolosa senza decisioni affrettate e non meditate.
    Vi sono diversi strumenti che possono soddisfare i vostri criteri di selezione, ma è di norma importante considerare che un elevato diametro del tubo ottico non costituisce necessariamente una buona resa in termini di raccolta di luce del telescopio stesso. Infatti, apparentemente, un telescopio da 150mm potrebbe essere più scarso di un telescopio da 300mm e ancora rispetto ad uno da 500mm, perché istintivamente si associa la potenza di uno strumento astronomico alla sua dimensione fisica, quindi al suo diametro. Spesso non è così, perché per considerare la potenza e la resa di raccolta di luce di un tubo ottico, è indispensabile considerare il cosiddetto “rapporto focale”, cioè quanto ingrandimento subisce l’immagine ottica inquadrata attraverso il telescopio considerato. Questo fattore è inversamente proporzionale alla luminosità, cioè un rapporto focale elevato comporta una raccolta di luce dello strumento molto bassa. Ciò, per lo scopo fotografico, può essere un’arma a doppio taglio, perché bisogna essere abili nel trovare un compromesso tra il diametro del tubo ottico e il rapporto focale per poter ottenere ottimi risultati nel fotografare oggetti anche molto deboli.
    Oltre a queste due essenziali caratteristiche è necessario capire se abbiamo bisogno di un telescopio rifrattore o di un telescopio riflettore.
    Un telescopio rifrattore è composto da un insieme di lenti che consentono all’occhio umano di cogliere molti dettagli della porzione di cielo inquadrata e riducono la degradazione dell’immagine dovuti ai moti perpetui dell’aria, quindi aberrazione cromatica molto ridotta.
    Un telescopio riflettore Newtoniano è adatto molto alle osservazioni planetarie per mezzo della bassa ostruzione che va a crearsi per la presenza dello specchio secondario nel tubo. Il più conosciuto è il tipo Cassegrain che unisce le prestazioni di un normale riflettore Newtoniano con la compattezza dello strumento stesso, quindi dimensioni ridotte e trasportabilità.
    Quindi per l’acquisto di uno strumento così complesso come il telescopio è consigliabile procedere con molta cautela e di cercare un compromesso ottimo che leghi le prestazioni migliori con i vostri scopi e aspettative.

  • La camera CCD: La camera CCD rappresenta il secondo strumento (ma non meno importante) essenziale da disporre prima di fotografare il cosmo.
    Anche qui la scelta di una camera CCD deve essere ben studiata e decisa per due principali motivi: a) rapporto qualità-prezzo; b) prestazioni.
    Per quanto riguarda il rapporto qualità-prezzo è opportuno sapere che qualunque camera CCD si voglia acquistare, il prezzo non è molto basso, anzi, per i più esigenti, i costi potrebbero elevarsi vertiginosamente.
    Una camera CCD è definita come un sensore, quindi bisogna considerarla proprio delle caratteristiche elettriche e fisiche di un conduttore elettronico come un transistor, un CMOS. Per la scelta di questo strumento è necessario considerare sia la risoluzione in termini di pixel, sia la capacità sensoriale e di raccolta dei fotoni provenienti dalla sorgente cosmica. Ad esempio una camera CCD con risoluzione elevata sia in termini di pixel sia in termini di campo inquadrato è in contrasto con la stabilità del sensore CCD e la sua linearità. Viceversa una minore risoluzione garantisce maggiore sensibilità e maggiore stabilità dell’intera camera CCD. Importante è la stabilità che riduce il degrado dell’immagine con i cosiddetti “pixel caldi” che si generano con l’innalzamento della temperatura e quindi con il moto degli elettroni in conduzione. Per la scelta della qualità dei sensori in una camera CCD è buona norma sapere che sensori da 6 a 10 micron sono per utilizzo amatoriale discreto, mentre sensori che vanno al di sopra dei 15 micron possono definirsi ottimi per fotografia professionale del profondo cielo.

 

 

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